I codici dell’Elenco Europeo dei Rifiuti EER (ex CER) sono identificativi numerici di sei cifre che classificano ogni tipo di rifiuto. Questi servono a garantire tracciabilità e corretta gestione, e sono obbligatori per ogni azienda che produce rifiuti. Attraverso questo identificativo, il rifiuto viene ricondotto a una specifica classificazione, così da poter essere riconosciuto e gestito in modo coerente nelle diverse fasi della sua gestione. Il codice svolge quindi una funzione precisa: identifica il rifiuto all’interno del sistema di classificazione e consente di seguirlo correttamente. Non è una semplice indicazione descrittiva, perché la sua presenza è collegata sia alla tracciabilità sia alla corretta gestione. Per ogni azienda produttrice, individuare il codice significa pertanto definire con precisione quale rifiuto è stato generato dalla propria attività e utilizzare, per quel rifiuto, l’identificativo numerico corrispondente.
Per le imprese marchigiane, conoscere e usare l’EER (ex CER) corretto significa rispettare le normative ambientali e tutelarsi da sanzioni e fermi produttivi. La corretta attribuzione del codice permette infatti di inquadrare il rifiuto nel modo previsto e di mantenere coerenza tra il rifiuto prodotto e la classificazione utilizzata per gestirlo. Per un’azienda, questo significa non limitarsi a indicare un codice, ma verificare che l’identificativo scelto corrisponda effettivamente al rifiuto originato dalla propria attività. Un errore nella classificazione può esporre l’impresa alle conseguenze già indicate, dalle sanzioni fino ai fermi produttivi. Per questo motivo, la conoscenza dell’EER e il suo utilizzo corretto rappresentano un passaggio essenziale nella gestione dei rifiuti aziendali e nella tutela della continuità dell’attività produttiva.
Che differenza c’è tra CER ed EER?

La differenza da ricordare è soprattutto terminologica e temporale: CER è la denominazione tradizionalmente più diffusa, mentre EER è la denominazione aggiornata e ufficiale. Non si tratta quindi di due codici da scegliere né di due elenchi alternativi: entrambi indicano lo stesso sistema di classificazione, ma oggi il riferimento corretto e ufficiale è l’EER.
Il codice EER (Elenco Europeo dei Rifiuti) è la versione aggiornata del CER, entrata in vigore con la Decisione 2014/955/UE. In pratica, i due sistemi coincidono, ma l’EER si rifà a una classificazione più recente. Il riferimento all’EER indica quindi la denominazione aggiornata del sistema utilizzato per identificare i rifiuti attraverso i codici numerici. CER ed EER coincidono nella funzione, perché entrambi rimandano alla classificazione con cui ogni rifiuto viene identificato mediante un codice di sei cifre. La differenza riguarda soprattutto il nome utilizzato e il fatto che l’EER fa riferimento alla classificazione più recente. Quando si incontra una delle due sigle, il concetto di fondo rimane lo stesso: individuare l’identificativo che classifica correttamente il rifiuto e ne consente la tracciabilità e la corretta gestione.
Se parliamo di “codice CER”, oggi ci riferiamo spesso, per comodità, anche al codice EER. Quindi attenzione: CER e EER sono due nomi per lo stesso concetto, ma la normativa ufficiale parla di EER. L’espressione CER continua a essere usata per comodità anche quando il riferimento è l’Elenco Europeo dei Rifiuti. È quindi importante non interpretare le due sigle come se indicassero due sistemi separati o due classificazioni differenti da applicare allo stesso rifiuto. La distinzione riguarda la terminologia, non il concetto identificato. Comprendere questo passaggio aiuta a leggere correttamente documenti e indicazioni in cui può comparire ancora la sigla CER, ricordando che il riferimento ufficiale è l’EER e che la classificazione da utilizzare deve essere quella più recente.
In termini pratici, la sigla CER può ancora comparire nel linguaggio comune, nei documenti aziendali o nelle comunicazioni operative, ma questo uso abituale non deve generare equivoci: la normativa ufficiale parla di EER. Di conseguenza, anche quando si continua a utilizzare per comodità l’espressione “codice CER”, è importante sapere che la denominazione normativa attuale dell’elenco e della classificazione è EER.
Gli errori più comuni nella classificazione dei rifiuti
La classificazione dei rifiuti richiede attenzione sia all’aggiornamento del riferimento utilizzato sia alle caratteristiche del rifiuto. L’errore può nascere quando non si considera la classificazione aggiornata, quando ci si affida a soggetti non specializzati oppure quando si trattano come equivalenti rifiuti simili, ma caratterizzati da una pericolosità diversa. Le cause più comuni indicate di seguito mostrano perché l’attribuzione del codice non può essere affrontata in modo automatico o approssimativo.
- Mancanza di aggiornamento normativo. Se l’azienda non tiene conto dell’aggiornamento della classificazione, può continuare a utilizzare riferimenti non coerenti con l’EER. Poiché il codice EER rappresenta la versione aggiornata del CER, la corretta individuazione richiede di consultare la classificazione più recente e di applicarla al rifiuto effettivamente prodotto. La mancanza di aggiornamento aumenta quindi il rischio di scegliere un codice non corretto e di utilizzarlo nelle successive fasi della gestione.
- Affidamento a fornitori non specializzati. Affidare la valutazione a un soggetto che non possiede una preparazione specifica può portare a una classificazione poco accurata. L’individuazione del codice richiede infatti di considerare l’attività che ha generato il rifiuto, le voci compatibili presenti nell’elenco e, quando necessario, la sua pericolosità. Se questi passaggi non vengono valutati con competenza, cresce la possibilità di attribuire un codice che non corrisponde al rifiuto prodotto.
- Confusione tra rifiuti simili ma con pericolosità diversa. Due rifiuti possono essere simili e, nello stesso tempo, richiedere codici differenti quando cambia la presenza di sostanze pericolose. La somiglianza non è quindi sufficiente per attribuire automaticamente lo stesso codice. Occorre verificare la specifica classificazione e stabilire se il rifiuto debba essere considerato pericoloso o non pericoloso, evitando di scegliere una voce soltanto perché appare vicina a quella utilizzata per un altro rifiuto.
Un esempio tipico: un rifiuto derivante da demolizione può essere non pericoloso (17 01 07: “Miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, diverse da quelle di cui alla voce 17 01 06*”) o pericoloso (17 01 06*: “Miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, contenenti sostanze pericolose”), in base alla presenza o meno di sostanze nocive. Usare il codice sbagliato significa rischiare multe anche molto salate. I due codici riguardano quindi rifiuti derivanti dallo stesso ambito, ma non possono essere utilizzati in modo indifferente. La scelta dipende dalla verifica della pericolosità e dalla corretta identificazione del rifiuto. Questo esempio mostra perché la classificazione non può fermarsi alla definizione generale di rifiuto derivante da demolizione: è necessario stabilire se siano presenti sostanze pericolose e, di conseguenza, quale delle due voci debba essere utilizzata. Attribuire 17 01 07 a un rifiuto pericoloso o 17 01 06* a un rifiuto non pericoloso significa rappresentarlo in modo non corretto. La distinzione rende evidente quanto sia importante verificare la pericolosità prima di assegnare il codice e prima di utilizzarlo nella gestione del rifiuto.
Come individuare il codice CER giusto: la guida pratica

- Individua l’attività che ha generato il rifiuto.
Il primo passaggio consiste nel partire dall’origine del rifiuto, cioè dall’attività da cui è stato prodotto. Questa informazione permette di orientare la ricerca all’interno dell’elenco e di collegare il rifiuto al contesto in cui si è formato. Individuare correttamente l’attività generatrice evita di considerare il rifiuto senza tenere conto della sua origine e costituisce la base per valutare le voci EER compatibili. - Consulta l’elenco EER per le voci compatibili.
Dopo aver individuato l’attività che ha generato il rifiuto, occorre consultare l’Elenco Europeo dei Rifiuti e verificare quali voci risultino compatibili. Il confronto deve tenere insieme l’origine del rifiuto e la classificazione disponibile. L’obiettivo è concentrare la valutazione sulle voci che possono identificare correttamente il rifiuto prodotto, evitando di confondere codici riferiti a rifiuti o condizioni differenti. - Valuta la pericolosità tramite analisi chimica o SDS.
Quando la corretta attribuzione del codice dipende dalla presenza di sostanze pericolose, è necessario verificare se il rifiuto debba essere classificato come pericoloso o non pericoloso. La valutazione può essere effettuata attraverso un’analisi chimica oppure attraverso la SDS, richiamata anche come scheda di sicurezza del materiale originario. Questo passaggio consente di scegliere tra voci che possono apparire simili, ma che si distinguono proprio in base alla pericolosità. - In caso di dubbio, affida la valutazione a consulenti esperti.
Se, dopo aver individuato l’attività generatrice, consultato l’EER e valutato la pericolosità, rimane un’incertezza, è opportuno ricorrere a una valutazione specializzata. Il supporto di consulenti esperti serve a esaminare correttamente gli elementi già considerati e a ridurre il rischio di assegnare un codice non adeguato. Questo passaggio è particolarmente importante quando la scelta riguarda rifiuti simili che possono avere una pericolosità diversa.
FAQ sulla codifica EER e gestione rifiuti
Chi deve individuare il codice EER?
Il codice CER deve essere individuato dal produttore del rifiuto, cioè l’azienda o il professionista da cui è originato. La responsabilità dell’individuazione è quindi collegata al soggetto che genera il rifiuto attraverso la propria attività. Il produttore deve partire proprio da questa origine per ricercare nell’EER la voce compatibile e, quando necessario, verificare la pericolosità. Un fornitore o un consulente può supportare la valutazione, ma il codice deve essere individuato facendo riferimento al rifiuto effettivamente prodotto dall’azienda o dal professionista.
Come si fa a sapere se un rifiuto è pericoloso?
Al fine di definire la pericolosità o meno del rifiuto è necessario effettuare le analisi di laboratorio o consultare la scheda di sicurezza del materiale originario. Le due modalità corrispondono agli strumenti già indicati nella guida pratica: l’analisi chimica e la SDS. La verifica serve a stabilire se nel rifiuto siano presenti sostanze pericolose e, di conseguenza, se debba essere scelta una voce pericolosa o non pericolosa. Questo controllo è fondamentale nei casi in cui l’elenco presenti codici differenti in base alla pericolosità, come nell’esempio del rifiuto derivante da demolizione.
Quando è obbligatorio indicare il EER sul formulario?
Sempre: ogni trasporto di rifiuto deve riportare il codice corretto sul formulario identificativo. Il codice inserito nel formulario deve corrispondere alla classificazione attribuita al rifiuto dal produttore. Per questo motivo, la verifica non può essere rimandata al momento del trasporto: prima di compilare il formulario occorre aver già individuato l’attività che ha generato il rifiuto, consultato l’EER e valutato l’eventuale pericolosità. Indicare un codice non corretto sul formulario significa riportare nel documento di trasporto un errore di classificazione, con il conseguente rischio di sanzioni.
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